L'allevamento della trota in acque correnti di montagna era già praticato sistematicamente nei monasteri del Trentino e del Friuli nel XV secolo, dove i monaci avevano costruito vasche di pietra alimentate dai torrenti alpini per garantirsi il pesce nei giorni di quaresima. Alle sagre montane, la trota viene servita appena pescata o allevata a pochi chilometri, cucinata alla griglia su braci di legna di faggio o in padella con burro e salvia in quantità generose che difficilmente si vedono al ristorante. La prossimità fisica con i torrenti e i laghetti della zona rende le sagre della trota eventi in cui la filiera dalla fonte alla tavola è misurata in ore, non giorni. In alcune sagre del Trentino, il menù prevede la trota cucinata in sei modi diversi nella stessa serata, un formato gastronomico che ha ispirato festival della trota ripresi poi in tutta Europa.