L'allevamento della chiocciola a scopo gastronomico era già documentato nei monasteri benedettini dell'Italia centrale nel XII secolo, dove le lumache rappresentavano un prezioso alimento di magro nei giorni di digiuno. Alle sagre, le lumache vengono cucinate in grandi paioli di rame secondo ricette spesso segrete e custodite gelosamente dalla Pro Loco locale, con varianti che vanno dal sugo di pomodoro alle erbe aromatiche selvatiche. La cottura lenta richiede ore di preparazione che iniziano la notte precedente, rendendo la sagra l'unico contesto in cui è possibile assaggiare la preparazione tradizionale nel suo ambiente autentico. Alcune sagre della lumaca nel Lazio e in Toscana contano partecipanti che arrivano da tutta Italia portando le proprie ricette di famiglia nella speranza di convincere i giudici locali.