In Maremma, la macellazione del cinghiale era un rito sociale che coinvolgeva intere comunità, ben prima di diventare il protagonista delle sagre autunnali.
Alle sagre, il cinghiale viene spesso cucinato in grandi pentoloni di ghisa, a fuoco lento per ore, per ottenere una carne tenerissima che si sfalda. Questa cottura prolungata, tipica degli eventi all'aperto, sprigiona aromi intensi che difficilmente si replicano tra le mura di un ristorante.
In alcune sagre dell'Appennino, la gara per il miglior ragù di cinghiale vede sfidarsi famiglie che custodiscono gelosamente ricette tramandate da generazioni.