Una domenica nella Valsamoggia, dalla pianura alle prime colline dell'Appennino bolognese, lungo i luoghi legati a Matilde di Canossa e alla cultura del vino. Si parte dal borgo e dall'abbazia di Monteveglio, si passa per la Rocca dei Bentivoglio di Bazzano e per l'Ecomuseo della Collina e del Vino a Castello di Serravalle. Si arriva a Savigno nel tardo pomeriggio, per il mercato e le degustazioni di Tartófla. Il percorso va fatto in una domenica del festival (25 ott, 1 nov, 8 nov o 15 nov) perché l'Ecomuseo è aperto solo la domenica e nei festivi. Il 1° novembre è domenica e festivo.
Un'abbazia millenaria, una rocca dei Bentivoglio, l'ecomuseo del vino e la sera tra i banchi di Tartófla. Questa domenica nella Valsamoggia ha senso farla solo in certe date: il 25 ottobre, il 1° o l'8 o il 15 novembre, quando il festival del tartufo bianco è in pieno corso e l'Ecomuseo apre le porte, perché lo fa solo la domenica e nei festivi. Si sale dalla pianura alle prime colline dell'Appennino bolognese seguendo le tracce di Matilde di Canossa, e si arriva a Savigno con la luce del tardo pomeriggio, giusto in tempo per il mercato.
Giorno 1: dalla pianura ai colli, 25 km
1. Borgo e Abbazia di Santa Maria di Monteveglio
Si comincia a Monteveglio, dentro il Parco regionale dell'Abbazia. Il borgo medievale ha un solo accesso, una porta ad arco, e una torre trecentesca che ospita il Centro Visite del castello. Poco più in là sorge l'abbazia romanica fondata nel 1092 dalla contessa Matilde di Canossa: tre navate, un altare in marmo rosso di Verona, la cripta e due chiostri.
Dedicate qui un paio d'ore. Il parco intorno offre sentieri tra i vigneti di Pignoletto e i calanchi, e vale la pena allungare un po' la passeggiata se la giornata è limpida.
2. Rocca dei Bentivoglio e Museo Archeologico "Arsenio Crespellani"
Quattro chilometri e si è a Bazzano, dove la fortezza voluta da Matilde di Toscana fu ridisegnata dai Bentivoglio a fine Quattrocento. Tra i suoi ospiti involontari c'è stato Ugo Foscolo, che qui fu prigioniero. Dentro la rocca trova posto il museo civico archeologico, fondato nel 1873, con reperti delle valli del Samoggia, del Lavino e del Reno, dal Paleolitico al Rinascimento.
Un'ora e un quarto basta per rocca e museo. Il pranzo, libero, conviene farlo a Bazzano o a Monteveglio, prima di salire verso l'Ecomuseo.
3. Ecomuseo della Collina e del Vino
Nove chilometri più avanti, a Castello di Serravalle, il museo occupa il castello medievale in Piazza Luporini. Racconta il rapporto tra uomo e terra attraverso nove sistemi tematici, e ha una biblioteca locale e un'area di degustazione dei vini del territorio. Qui il Pignoletto si assaggia nel posto giusto.
Nei dintorni si trova il campo della battaglia di Zappolino del 1325. L'Ecomuseo è aperto la domenica e nei festivi, da ottobre a marzo, dalle 14:30 alle 17:30, con ingresso libero: è il motivo per cui la giornata va fatta in una domenica. Calcolate circa un'ora e un quarto.
4. Tartófla a Savigno
Ultimi dodici chilometri e si arriva a Savigno, la capitale del tartufo bianco dei Colli Bolognesi. Il festival porta in paese circa 150 espositori, con il mercato del tartufo e dell'artigianato, gli stand gastronomici e i menù al tartufo nei ristoranti del borgo. Chi vuole vedere come si cerca il tartufo può unirsi alle escursioni guidate in tartufaia, con i cercatori e i loro cani.
Vicino alla piazza c'è la chiesa di San Matteo, con l'obelisco del 1843. Per cena prenotate in anticipo un tavolo in paese, per esempio alla Trattoria da Amerigo 1934.
Perché Tartófla chiude la giornata
43° Tartófla – Festival Internazionale del tartufo bianco, a Savigno dal 24 ottobre al 15 novembre 2026.
Dopo una giornata tra storia matildica e cultura del vino, il festival è l'ultima tappa naturale: si arriva nel cuore del tartufo bianco dei Colli Bolognesi proprio quando il mercato è nel pieno. Il momento migliore è la sera, tra una degustazione e una cena al tartufo. Aspettatevi banchi di tartufo e artigianato, stand gastronomici e ristoranti con menù dedicati.
Cosa mangiare
- Tartufo bianco pregiato dei Colli Bolognesi. Il Tuber magnatum pico cresce nei boschi della prima dorsale appenninica tra Savigno, Monteveglio e Castello di Serravalle. Si assaggia su tagliolini all'uovo, uova al tegamino, risotto e crostini.
- Pignoletto DOC/DOCG dei Colli Bolognesi. Vino bianco autoctono dei colli tra Monteveglio e Bazzano, da abbinare alla cucina della zona. Si può assaggiare nell'area degustazione dell'Ecomuseo.
Per chi viaggia in camper
Per la serata a Savigno conviene cercare con anticipo un'area di sosta vicina al paese durante il festival. Un consiglio utile è chiedere al Comune di Valsamoggia o alla Pro Loco Savigno (348 8839413) dove sostare.
Aree sosta e parcheggi per camper qui intorno su park4night ↗
Informazioni pratiche
- Partite presto da Monteveglio: tra abbazia e sentieri del parco la mattina passa in fretta.
- Portate scarpe comode: il borgo è in salita e il parco ha percorsi sterrati.
- Prenotate la cena a Savigno prima di partire, perché nelle domeniche del festival i ristoranti si riempiono.
- Gli orari cambiano con la stagione: controllate il sito ufficiale prima di partire.